“La Navaja”, di Joseph Saint-Germier, 1888.jpeg

Scherma di Coltello

Scuola italiana 

Matteo O.

Istruttore Militare

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Origine della scuola italiana di scherma di coltello.

Durante il rinascimento nel Sud Italia apparvero le prime società segrete “rurale”, molte originariamente organizzate per la protezione del popolo. Questi si svilupparono successivamente nelle organizzazioni “mafiose” ancora oggi esistenti. All'interno di queste realtà si sono evolute varie scuole di combattimento, e le armi utilizzate sono state quelle del popolo, che si è adattato al combattimento con gli strumenti della vita quotidiana: in primis il bastone e il coltello, gli oggetti più comuni.      

Fu in questo scenario, con l'Italia meridionale frammentata in faide e assoggettata al dominio straniero e agli interessi del Papato (che all'epoca deteneva ancora il potere politico), che il coltello cominciò a essere considerato anche uno strumento simbolo dell'appartenenza clanica, facile nascondere e trasportare.      

Il rituale del duello (il “Dovere”) era la prima prova necessaria per entrare in un'organizzazione,

e veniva fatto sotto l'occhio vigile degli anziani che dovevano approvare il nuovo protetto (si trattava generalmente di duelli di “primo sangue” , che si è conclusa alla prima ferita). Il duello serviva anche per risolvere vari “Affari” (di denaro, di gioco, di donne o d'onore), e questo tipo di combattimenti finiva quasi sempre con la morte.      

Diverse scuole si sono formate attorno alla famiglia, alla regione, alle preferenze per i colpi a fette oa punta, per i tipi di lame utilizzate, per i movimenti con più o meno atletismo... Ogni stile era accuratamente custodito e protetto, insegnato in circoli chiusi e lontano da occhi estranei. Imparare anche un solo trucco in più rispetto al proprio avversario potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.      

La vecchia via

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Per simulare il coltello veniva usato un piccolo bastone, 

chiamato “Fusto”, e quando gli studenti erano abbastanza esperti, l'allenamento si avvicinava sempre di più a un vero combattimento. La cosiddetta “Tirata” (o sfida formativa) potrebbe essere “a tempo di scuola”, ovvero con regole e limiti di sicurezza, oppure “a chi più ne sà”, che significa letteralmente “chi ne sa di più” (e implicitamente significa assenza di regole formali).    

La pratica era rischiosa, e al “Fusto” molto spesso veniva applicato un chiodo che poteva graffiare o graffiare superficialmente. Diversamente si potrebbe anche utilizzare dei veri e propri coltelli la cui lama fosse “allacciata”, ovvero arrotolata con un grosso cordone che lasciasse scoperta solo la punta e dovesse impedire la penetrazione della lama ed eventuali ferite mortali (metodo ovviamente discutibile e abbastanza inaffidabile). 

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Al di là delle tradizioni marziali appartenenti alla sfera dei duellanti, in varie regioni italiane esistono sistemi per l'uso della lama e del bastone per difendersi (dai banditi, dai lupi, o anche nelle risse da osteria). Usano frequentemente didattica interessante, sfruttando corde (o altri strumenti) per spiegare i concetti dello stile.

L'uso di pietre e vestiti (per protezione) era comune con il coltello.

Dato il crescente interesse nei confronti delle tradizioni marziali italiane, il Combat Club ha deciso di offrire la possibilità di praticare questa disciplina.

Sia che tu sia un buon combattente con il coltello, o semplicemente uno che vuole imparare le basi del combattimento con il coltello, non puoi mancare lo stage di scherma italiana di coltello al Combat Club.  ​

Cogli l'occasione per imparare l'arte marziale tradizionale italiana.

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Si, voglio partecipare.

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